La Donna Abitata – Spettacolo teatrale

LA DONNA ABITATA
dall’omonimo romanzo di Gioconda Belli

Drammaturgia di Paola D’Oria
Regia di Amedeo Romeo
Con Michele Agrifoglio, Emiliano Boga, Paola D’Oria, Lucia Maggi, Mita Sansalone e Alessia Stefanini
Scene e costumi di Katia Vitali

LINGUAGGI CREATIVI – Via Villoresi 26, Milano
Per prenotazioni: promozione@linguaggicreativi.it – Tel. 0239543699
Ricordiamo, cosa importantissima, che è obbligatoria la tessera associativa gratuita a Linguaggi Creativi. Per compilare il modulo andare sul link: http://www.linguaggicreativi.it/wp-content/uploads/2012/09/richiesta-tessera.pdf e poi rimandare il modulo compilato e firmato a promozione@linguaggicreativi.it.

"emiliano boga" "ornitorinco teatro" "teatro milano" "linguaggi creativi"23, 24, 25 e 26 novembre 2012 – ore 20

Itzà, anima di una guerriera uccisa dai Conquistatori spagnoli, riemerge dal passato per “abitare” la giovane Lavinia e spingerla a ribellarsi alla dittatura che opprime il suo Paese.
In uno spazio astratto dove si intrecciano immaginazione e realtà, la rivolta che fu di Itzà diviene la ribellione di Lavinia. È la rivoluzione! Un incontro di anime che rivendicano la responsabilità dell’essere umani.

Note di regia: Gioconda Belli nel suo romanzo, pur riferendosi in modo inequivocabile al Nicaragua, ha scelto di ambientare la storia a Faguas, una città immaginaria il cui nome riunisce in sé il fuoco e l’acqua. Fuoco e acqua come simbolo del conflitto, dell’antitesi tra le due anime diverse che abitano il Paese e convivono in ciascuno degli abitanti. Ma anche, e soprattutto, fuoco e acqua come elementi primari della vita. Faguas evoca una città reale, ma è un luogo astratto, che diviene simbolo dell’oppressione e della ribellione. Nel romanzo, come nell’adattamento teatrale, prevale la dimensione simbolica, a tratti onirica, dove si mescolano passato e presente. Spazio e tempo spariscono, lasciando il posto all’azione.
Nell’impostazione della regia sono partito da questa considerazione e ho scelto di mettere al centro del racconto l’azione teatrale, ciò che succede nel tempo presente, mentre il pubblico assiste allo spettacolo. L’intenzione non è quella di raccontare una storia, ma, come nella specificità del teatro, di celebrare un rito.
Lo spazio scenico è astratto: su un pavimento ricoperto di terra gli stessi attori ridisegnano il luogo dell’azione spostando dei piani inclinati che rimandano alla forma delle piramidi azteche.
Nel tentativo di ritrovare anche nella recitazione la dicotomia tra acqua e fuoco, il contrasto tra lo scorrere naturale della vita e la necessità di ribellarsi alla dittatura, ho chiesto agli attori di lavorare contemporaneamente in due direzioni diverse, da una parte il naturalismo della parola, dall’altra l’astrazione nella gestualità e nel rapporto con lo spazio. I movimenti geometrici, la gestualità animalesca, gli sguardi spesso indiretti, il suono ossessivo di un metronomo che scandisce il tempo, contribuiscono a creare un clima di tensione sospesa che speriamo possa coinvolgere il pubblico al di là delle parole di questa storia che appare riferita a una precisa epoca storica, in una specifica area geografica, ma che in realtà riguardi tutti. Amedeo Romeo

2012 © Emiliano Boga
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